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La strategia della linea bianca.

Ritratto di Lady Pasticella
Inviato da Lady Pasticella il Mer, 30/09/2015 - 11:31
La strategia della linea bianca

Guardo l’orizzonte contemplativa. La linea che divide il cielo dal mare è una nebbiolina sfumata nella quale si congiungono e si perdono i dubbi universali che danno alla mia espressione, oltre all’aria contemplativa, anche quella interrogativa: dove mi piazzo? La spiaggia, mediamente affollata, mi offre varie alternative: sulla destra, un doppio ombrellone con straripante famiglia che usa l’ombra solo per le vettovaglie; sulla sinistra una doppia coppia si divide crema, asciugamani e lettino intorno al quale una miriade di borse fa da marcamento del territorio; al centro una quantità industriale di signore attempate, accomodate su sedute bassissime da cui difficilmente riusciranno ad alzarsi. Poteva andare peggio.

Potevano esserci i vitelloni abbronzati in cerca di sguardi da cui farsi ammirare, oppure i soliti calciatori da spiaggia, con la loro irritante energia che neanche i 40° e il sole cocente riescono a scaricare. In contemplazione interrogativa, avanzo sulla passerella, girandomi intorno per decidere da chi farmi disturbare. Dalla ricognizione, risolvo di sistemarmi in angolo defilato occupato da due ragazze. Più mi avvicino, più metto a fuoco le due che, sedute sulla spiaggia, parlano scambiandosi battute con ritmo serrato. L’argomento deve riguardare qualcosa di filosofica universalità, dovendolo giudicare dall’attenzione che rivolgono l’una alle parole dell’altra.

Mi avvicino silenziosa, con lo spudorato scopo di origliare. La curiosità e l’invidia per la complicità fra le due, mi spingono alla scostumata pratica di impicciarmi di fatti che non mi riguardano. Man mano che mi appropinquo riesco a carpire spezzoni di frasi, di esclamazioni sorprese, di tronconi di parole, niente, comunque, che riesca a dare una risposta alla domanda che mi tormenta più della sabbia bollente sotto i piedi: ma di che cavolo stanno parlando? Nel sistemare l’asciugamani, mi avvicino fino al limite massimo oltre il quale il mio carattere di impicciona si potrebbe meschinamente rivelare ed è in quel momento, cioè quando sono nella posizione più critica della giornata, piegata in avanti a spianare l’ultimo grumo di sabbia sotto l’asciugamani, che mi arriva nitidamente alle orecchie una frase.
E’ monca ma, malgrado la menomazione, riesce nello scopo di mettere in adrenalinica suspence, in transitorio stand by la mia attenzione: … la STRATEGIA della LINEA BIANCA.

“Oddio”, esclamo in silenzio… La strategia della linea bianca?! La strategia della linea bianca, no!...

No?... Ma perché no? Mi sforzo di ricordare il motivo per il quale proprio quella strategia evoca in me sensazioni di panico irrazionale. Richiamo di froidiana ispirazione a un trauma infantile? Definizione di un qualche evento bellico di scolastica memoria? Strategia di marketing che vede nella resa senza condizioni del consumatore, la sua massima espressione? Libro giallo di infima categoria raccattato su qualche bancarella per la modica spesa di un euro? Malgrado gli sforzi, anche fisici (grattate in testa, innalzamento degli occhi al cielo, picchiettio dell’indice sul labbro e i movimenti che si fanno per mettere in moto la memoria) niente riesce a portare un po’ di luce nell’oscuro vuoto dei ricordi: la strategia della linea bianca rimane candidamente sciolta da ogni legame con il passato.

Le ragazze, che dalla mia postazione noto essere due bellone di ultima generazione, continuano a parlare fitto, fitto ed io, ormai cotta dalla curiosità più che dal caldo, cerco la mia di strategia per sentire quanto dicono senza avvicinarmi troppo. Riesco, evviva, a sentire delle frasi quasi complete: “… bisognerebbe mettersi nella posizione… ma non si può… Ci pensi a quanto potremmo essere… ci guarderebbero tutti… Ma che ti frega di quello che dice la gente… Si potrebbe rimanere in piedi… No, non funziona. Io un anno c’ho provato e si è fatta lo stesso… Si potrebbero tenere le …. Con le mani… Ma che dici?! Così poi ti ritrovi con i segni delle mani sulle… “.

Dello scambio di battute non ho perso quasi niente se non le parole più importanti che sono state pronunciate sottovoce per evitare che orecchie indiscrete – le mie- potessero carpirle condizionando pesantemente gli esiti della strategia della Linea Bianca. Che rabbia! Non è giusto! Belle, alte, abbronzate, misteriose… e sanno tutto della strategia della linea bianca. Praticamente perfette. Mentre mi deprimo per la perfezione altrui e, da dietro gli occhiali da sole, lancio infuocate occhiate di invidia alle strateghe a pochi passi da me, una di loro si alza mostrando al pubblico spiaggiato il suo tornito e abbronzato fondoschiena, scarsamente coperto da un triangolino di stoffa.

L’altra, ancora seduta, continua a parlare con lo sguardo rivolto alle natiche dell’amica che, penso, avranno a che fare con la strategia. Rimango in attesa di sviluppi, convinta che di lì a poco avrò le risposte che cerco. Si alza infine, anche la seconda ragazza e stavolta entrambe cercano, contorcendosi, di guardarsi il proprio didietro. Adesso ne sono certa, la spiegazione deve essere lì… Ma quale può essere? Stanchi e sudati dalle contorsioni, i due fisici statuari, perfettamente e uniformemente scuriti dal sole, decidono di fare il bagno e sculettando pigramente si avviano verso il mare. Le osservo e, d’improvviso, la vedo: sotto le natiche abbronzate delle bellone una linea bianca fa capolino ad intermittenza, sottolineandone, la circonferenza come un evidenziatore.

Ecco, quindi, la riflessione di filosofica e universale portata alla fine di una giornata contemplativa al mare: non c’è strategia che tenga: se hai il sedere grosso o cadente non puoi evitare la linea bianca sotto le natiche e se hai una grande fantasia, non puoi resistere al fascino evocativo delle parole.

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