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Mannaggia ho perso l’attimo…

Ritratto di Lady Pasticella
Inviato da Lady Pasticella il Gio, 16/02/2017 - 12:34
Mannaggia ho perso l’attimo

Sfogliando svogliatamente le notifiche di Facebook ci si impala, a intervalli regolari, in citazioni che, oltre a farci sentire una cacchina indegna per la nostra imperdonabile ignoranza - ne conoscessimo uno di questi dotti dispensatori di saggezza social- ci mortificano, urlandoci in faccia, la nostra incapacità di vivere la vita pienamente, sprecandola in responsabilità ed impegni che poco hanno a che fare con la felicità.

C’è la citazione che invita a non lasciarsi condizionare dal giudizio altrui, quella che parla del rispetto verso sé stessi, quella che propaganda la salubrità di un liberatorio vaffa…, solo per citarne qualcuna. La morale comune, sottesa a tali universali indirizzi di vita, è il più sintetico concetto filosofico occidentale, quello del “carpe diem” - cogli l’attimo. Se, chi più, chi meno, siamo tutti disponibili ad applicare tale approccio esistenziale, nella pratica quotidiana c’è bisogno di requisiti che se non posseduti, rendono praticamente vani tutti gli sforzi per riuscire a farne una regola di vita.

Poniamo il caso di un operaio, di un impiegato, di una maestra, di un muratore, di una commessa, di un padre o una madre di famiglia, di una persona comune insomma, che, mentre percorre la strada verso casa, vede sfrecciare l’Attimo a bordo di una Ferrari. La Ferrari rallenta la sua corsa in prossimità dell’umanità di cui sopra, e l’Attimo fa mostra di tutta la sua fascinosa leggerezza, leggerezza che stride terribilmente con il tono duro con cui ripete l’esortazione: “ricordati che devi morire… ricordati che devi morire… ricordati che devi morire…”. “Sì sì, mo’ me lo segno” rispondono alla Troisi, l’operaio, l’impiegato, la maestra e così via… mentre l’istinto che vorrebbe cogliere l’opportunità, suggerisce che non c’è bisogno di segnare niente: basta saltare a bordo e godersi l’Attimo e la sua Ferrari.

Il mutuo, i figli, i genitori anziani, il compagno, la moglie, il lavoro, la prostata e la menopausa però, zavorrano la volontà di un peso insostenibile e, mentre si fanno quei quattro cinque calcoli, essenziali per chi voglia andare in giro a cogliere attimi - soldi in tasca, carica del cellulare, disponibilità carta di credito, ultimo cambio maglia intima, mutande e calzini- la Ferrari, con l’Attimo al posto di guida, è bella che passata. Tocca tornare a casa e farsi ingoiare dai minuscoli impegni che affliggono la quotidianità, tocca sopportare le umiliazioni di un superiore a lavoro, le cattiverie di un collega, le discussioni con figure parentali varie, un turno estenuante, una convocazione a scuola, una litigata con il partner, un impiegato incapace, un automobilista in doppia fila e un vigile dalla multa facile.

Alla fine poi, poiché tutte queste cose riempiono e confondono, ci si dimentica che “si deve morire” e si continua nella catena della routine fino a quando non capita quel tragico evento nelle vicinanze che fa pensare “era meglio segnarselo”. Tale rammarico è seguito immediatamente da una balla consolatoria e cioè che al successivo avvistamento dell’Attimo ci si lancerà senza esitazioni per coglierlo. La verità però è che l’Attimo non lo coglieremo mai perché non riusciremo ad alleggerirci da tutti gli impicci che ci impediscono di librarci agili in aria, per afferrare al volo quell’attimo che fugge a bordo di una Ferrari.

La leggerezza, questo è il requisito principale per fare della modalità “carpe diem” la propria filosofia di vita e questo requisito, lo possiede solo quella parte di umanità che non deve pensare alle bollette da pagare, ai pannolini da cambiare, alle maestre da ascoltare, ai genitori da accudire, al mutuo per la casa, al tecnico della caldaia, al capo da assecondare. Per l’altra parte a cui manca tale requisito, l’attimo gira in autobus, pesante, lento e proletario mezzo, che non ci darà l’adrenalina della Ferrari, ma si ferma a richiesta, assecondando moderatamente le nostre esigenze di fuga… e se lo perdiamo, pazienza, c’è quello successivo… dobbiamo solo stare attenti a non perdere l’ultima corsa.

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