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Ma la scimmia ubriaca sta diventando astemia?

Ritratto di Vincenzo Cimmino
Inviato da Vincenzo Cimmino il Mer, 12/11/2025 - 10:28
la scimmia Ubriaca

Come ogni anno, in questo periodo le riviste che si occupano di vino iniziano con i resoconti degli assaggi della nuova annata.
Come sempre, si parla di annata eccezionale per alcuni vini e di altre facezie e ovvietà.

Tuttavia, quest’anno l’accento è stato posto su un argomento forse più interessante: il calo dei consumi di vino.
In realtà, questo calo è ormai visibile da diversi decenni, accompagnato da un mutamento nelle tipologie di vino consumate. Ma vediamo come mai è accaduto tutto ciò.

Dal vino alimento al vino occasione

Da ormai una sessantina d’anni il vino non è più considerato un alimento, e quindi non fa più parte della nostra razione quotidiana.
Il consumo medio, infatti, è passato da oltre 130 litri annui nel 1960 agli attuali 40-45 litri.

Non beviamo più a pranzo e a cena, ma solo in determinate occasioni.
Possiamo quindi dedurre che oggi bere vino sia diventato un atto tra il modaiolo e l’intellettualistico.
In linea di massima beviamo sicuramente meglio, ma abbiamo perso il contatto con il “vino quotidiano”: quello di facile beva, che ci permetteva di godere e di avere un contatto giornaliero con questa bevanda, magari ottenendo un piacere anche da prodotti di non eccessiva caratura e costo.

Tecnica, clima e… dissonanza a tavola

Un altro punto importante riguarda l’evoluzione della tecnica enologica, che ha prodotto vini sempre più “importanti”: ben strutturati, morbidi, spesso più alcolici — conseguenza della tecnica agronomica e del cambiamento climatico.
Tutto questo ha creato una contro circuitazione, a fronte di vini più impostati, la nostra alimentazione è andata in direzione opposta, con pasti sempre più informali, caratterizzati da gusti leggeri e delicati.
Il primo risultato? Una diminuzione dei consumi di vini rossi, troppo impegnativi, a favore di bianchi fermi e bollicine, più adatti ai gusti e ai ritmi contemporanei.

Il vino si stacca dal cibo

Questo si è accompagnato ad un altro cambiamento secondo me importante, cioè slegare l’atto del bere da quello del mangiare.
Non a caso assistiamo all’aumento dei wine bar, che consentono un consumo più economico e informale del vino — spesso alla spina, ma comunque di buona qualità.
Il calo dei consumi va collegato anche all’aumento esponenziale dei prezzi.

Ciò dipende in parte dalla struttura delle aziende vitivinicole, in parte dal costo crescente delle tecniche enologiche e agronomiche.
A questo si aggiunge il ricarico applicato dai ristoratori, soprattutto sui vini di fascia medio-bassa.

Tutto ciò ha portato a un progressivo allontanamento delle giovani generazioni dal vino, complice anche la narrativa salutistica, le politiche restrittive sugli alcolici e — forse più di tutto, secondo me, della narrazione che si fa del vino.

Il vino: da rito popolare a pantomima elitaria

Il vino oggi è racchiuso in un cliché: tra pantomime elitarie di bicchieri roteanti, un vocabolario arcaico e prezzi elevati.
Insomma, il vino è diventato un prodotto da boomer, per non dire… da vecchi!

Verso un vino più “sincero”

La sopravvivenza di questa bevanda, e del suo consumo, passa da un rinnovamento profondo.
C’è bisogno di vini meno artificiosi e più sinceri. Non è un caso che i vini naturali stiano raccogliendo tanto successo: magari non sempre perfetti, ma percepiti come più salubri, autentici e accessibili.
Ancora più urgente, però, è rinnovare il modo di narrarlo: il vino deve tornare a essere raccontato con semplicità, senza snobismi né eccessi di tecnicismo fine a sé stesso.

Riscoprire il contatto diretto

Fino a vent’anni fa anche chi non aveva grandi mezzi poteva degustare vini eccellenti a prezzi modici, in eventi accessibili che mettevano in contatto diretto con i produttori.
Oggi, invece, dominano le mega degustazioni e le verticali costose, che più che avvicinare al vino, lo trasformano in una pantomima.

È tempo di svestire il vino dai suoi dogmi e restituirlo alla gente: farlo tornare strumento di socialità, piacere, condivisione e accogliente convivialità.

Commenti

Esatto. Ma considera come davanti ad una bottiglia di vino, magari di qualità pessima, quante verità sono state dette, quante vite sono cambiate. Forse a questo serve il vino

Molto di ciò che costituita la cultura contadina oggi non esiste (resiste) piu.
Le cose, i gesti, le capacità, le virtù degli uomini di quel mondo oggi, se esistono, sono distillate dall'esigenza del dio danaro, quella di classificare ogni cosa come merce da consumare, come bene da produrre e vendere per trarne profitto.
Il vino dei popoli del mediterraneo non è sfuggito a questa circostanza e, se l'è cavata pure bene, avrebbero potuto vietarlo perché sospetto di rendere attimi di libertà incontrollata ai sudditi consumatori, come l'hascis, lo spinello...

Hai perfettamente fotografato la situazione. Il vino è merce, ha perso ogni caratteristica di oggetto della socialità. Per la merce l elemento qualificante è il prezzo, così è diventato per il vino. Non è neanche la qualificazione buono/cattivo, chi lo fa, come, dove, ciò che lo definisce è il prezzo, come ogni merce

Nei secoli al vino sono stati dedicati svariate proprietà benefiche.L’origine del vino si dice che provenga da un regalo degli Dei all’uomo che regalarono un’alberello di vite raccomandandogli di farlo prosperare.Per trasportarlo e piantarlo in un luogo idoneo l’uomo mise l’alberello in una mascella di uccellino e si avviò per il luogo prescelto.Con il passare dei km e del tempo l’alberello crebbe a tal punto che l’uomo dovette riporlo in una mascella di leone.Dopo altro tempo l’albero orma diventato un fusto non poteva essere contenuto dalla mascella di leone e quindi fu trapiantato in una mascella di un Asino. Arrivato dopo anni a destinazione l’albero fu trapiantato nella terra e, dai frutti che ha dato è stato ricavato il vino. Vino che se bevuto in piccole quantità ti fa sentire lèggerò come un uccellino, se va
bevuto in modiche quantità sei un Leone.Se esageri e ne bevi tanto diventi un Asino

Hai ragione Enzo, condivido soprattutto l'ultimo capoverso dell'articolo in cui esprimi la necessità che il vino torni ad essere quello che storicamente ha sempre rappresentato, ossia, la "bevanda del popolo", delle "sagre popolari", dell'Enoteca di quartiere dove anche il povero poteva comprarsi il suo "quartino"! Realtà quasi del tutto scomparse e per tale motivo, i nostri tempi sono così carenti di autenticità e di verità! "In vino veritas...". Ricordi?

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