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La prossima partita

Ritratto di Gianluca Gentili
Inviato da Gianluca Gentili il Mer, 24/09/2014 - 16:41
La prossima partita

Stai dormendo, profondamente. Improvviso quanto sgradito, arriva puntuale e inesorabile un suono stridulo e pungente. È la sveglia. Ti sembra di averla impostata dieci minuti fa invece sono passate cinque ore. Ieri sera era sabato e hai fatto tardi, amici a cena, spaghetti alla amatriciana e tanta birra, forse troppa. Sono le 6:00, fuori è ancora buio. Solitamente ti svegli tutti i giorni a quest'ora, ma oggi è domenica e potresti dormire fino a tardi tanto più che nell'altra stanza tuo figlio di due anni, che tutti i santi giorni si sveglia alle sei del mattino con la precisione di un orologio svizzero, sta ancora dormendo. Ma ne hai un altro di figlio da svegliare, quello maggiore, e oggi ha una partita da giocare, in trasferta, fuori città, con la sua squadra di calcio. Quando hai letto l'orario della convocazione, le 7:15, hai pensato di tutto, chiamare il mister fingendo una improvvisa malattia o la morte di un parente al paese, ma poi, incrociando lo sguardo di tuo figlio, elettrizzato come al solito per aver letto il suo nome nella lista dei convocati, hai desistito e ti sei rassegnato all'alzataccia. Vai alla finestra e guardi fuori. Piove, è una fredda domenica mattina di novembre, di quelle che vorresti trascorrere sotto le coperte senza mettere il naso fuori di casa. Con il caffè caldo nella mano destra, cerchi di svegliare tuo figlio trattenendo sbadigli da slogamento della mandibola, lo scuoti invano per dieci minuti e solo alla promessa di una colazione pronta, il giovanotto si alza all'istante. Mentre la nuova "promessa" del calcio italiano sta divorando un paio di fette biscottate con marmellata con la consueta voracità, dopo una doccia a tempo di record e una rasatura fatta a macchia di leopardo, ti vesti e per guadagnare tempo cerchi nei vari cassetti gli indumenti per preparare la borsa, piano piano senza far rumore, evitando di svegliare il resto della famiglia. Tuo figlio si veste con una velocità degna di una pratica INPS, ma alla fine tutto è pronto, si può uscire, in punta di piedi senza far troppo rumore. Sono le 6:30. I lampioni illuminano la strada bagnata dalla pioggia che continua a cadere senza fare sconti, il silenzio nella via è quasi surreale. Apri il bagagliaio e carichi la borsa, metti in moto e si accende la radio con una canzone di Gigi D'Alessio, ti affretti a cambiare stazione prima di cadere in depressione e parti destinazione luogo dell'incontro. Hai ancora le palpebre pesanti, tuo figlio, portiere della squadra, ti ricorda tutte le sue mirabolanti prestazioni dalla categoria piccoli amici ai giorni nostri, e tu, per evitare un frontale con un platano, ti fermi all'unico bar aperto della zona in cerca di un espresso decente. Lasci il figliolo in auto con le quattro frecce accese e ti affretti ad entrare nel locale. La tua richiesta di un bel caffè però cade nel vuoto, il gestore ha appena aperto e deve ancora accendere la macchina per l'espresso. Non hai tempo di aspettare, scappi verso la macchina consapevole che quel bisogno di caffè ti perseguiterà tutta la mattina. Riprendi la corsa fino al semaforo, che naturalmente un istante prima del tuo passaggio diventa di un bel rosso acceso, non ci sono auto nel raggio di almeno un chilometro ma tu sei li, fermo al semaforo, solo e sotto la pioggia. Scatta il verde, si riparte, sei quasi arrivato. Intravedi un gruppo di persone con gli ombrelli vicino al campo sportivo della società dove gioca tuo figlio. Non sono pescatori pronti ad andare verso Fiumicino a gettare la lenza, visto l'orario, ma padri e madri degli altri componenti della squadra. Il mister ti "cazzia" sorridendo per i tuoi cinque minuti di ritardo, si stringono le mani, una pacca sulla spalla e tutti via destinazione campo della squadra avversaria situato ai limiti della provincia a un'ora di auto, più o meno. Hai con te in auto altri tre ragazzi, sei dirigente accompagnatore e devi andare, insieme ad altri due "colleghi" e ai mister, fino in fondo. Gli altri genitori se ne sono tornati a casa a dormire, magari sotto all'impermiabile avevano ancora il pigiama e le pantofole sopra il cruscotto dell'auto. Adesso ti viene il sospetto che il motivo che li aveva spinti a segnalare con entusiasmo il tuo nome in società come dirigente accompagnatore, rinunciando loro stessi a una carica così prestigiosa, non fosse poi così disinteressato.... Cinquanta minuti con quattro ragazzini in auto può essere devastante, specialmente se affrontato di mattina presto e senza il giusto apporto di caffeina. Tieni gli occhi fissi sulla strada, la concentrazione è massima, hai la responsabilità di quattro ragazzi sulle tue spalle e l'occhio deve restare ben aperto. Dopo cinquanta minuti di guida sulla provinciale, intravedi i riflettori dell'impianto sportivo, si giunge a destinazione. Tutti giù dall'auto, per seguire il mister e il "secondo" negli spogliatoi con le borse in spalla. Tu invece, ti avvii verso le fontane per riempire le borracce. L'acqua che ti schizza sulle mani e fredda come se provenisse dal ghiacciaio della Marmolada, ma alla fine, pur avendo quasi perso l'uso delle falangi, riesci a riempire tutte quelle maledette borracce. Passi in segreteria e consegni la lista dei tesserati e poi raggiungi i ragazzi. Lo spogliatoio è piccolo e freddo, le pareti, di un bianco ormai ingiallito dal tempo, sono scrostate dall'umidità per larghi tratti. Le panche, usurate dagli anni, scricchiolano ad ogni movimento mentre una lampadina collegata con un improbabile filo volante, illumina debolmente la scena. Non sono gli spogliatoi del Santiago Bernabeu, ma loro, i ragazzi, non vorrebbero essere da nessun'altra parte in quel momento, sono tutti lì, concentrati e attenti alle parole del Mister che distribuisce le maglie e fornisce le direttive. Vedi nei loro occhi quella voglia di entrare in campo e dare tutto, per se stessi, per la squadra e per il risultato. Finisce la riunione tecnica, entra l'arbitro è fa l'appello, scorrendo velocemente i cartellini, mentre i ragazzi rispondono con il loro nome di battesimo mostrando i tacchetti degli scarpini. Il direttore di gara chiama a se le due squadre per l'entrata in campo, sono pronti a fare l'ingresso tra pacche sulle spalle e frasi di incoraggiamento. Si avviano accompagnati dal rumore quasi assordante dei tacchetti sul pavimento di cemento che precede il campo di gioco. Il saluto al pubblico, numeroso come sempre nei campi di paese, l'applauso di risposta dei giocatori e comincia la partita. Le squadre si equivalgono nonostante il divario di classifica a vantaggio dei locali, la partita scorre veloce tra continui capovolgimenti di fronte. Tu sei li e vedi tuo figlio, con i suoi compagni di sempre, amici nel campo e fuori, che cerca di difendere il risultato a tutti i costi. A sei anni si è messo in testa di fare il portiere, e da li sono cominciate le preoccupazioni per le sue uscite spericolate che troppo spesso hanno messo a rischio la sua incolumità e le tue coronarie. E' un ruolo particolare il portiere, un ruolo che ti può mandare dall'inferno al paradiso e viceversa in un secondo, ma lo ha scelto lui, costringendoti anche ad accompagnarlo alla sessione di allenamenti supplementari del martedì. Finisce il primo tempo, i ragazzi rientrano negli spogliatoi, zuppi e sporchi di fango dalla testa ai piedi. Bicchieri di plastica bianca pieni di the caldo passano da una mano all'altra, il Mister si congratula per l'impegno dimostrato ma ricorda che c'è un altro tempo da giocare cercando, ancora una volta, di dare il meglio su un campo così difficile. L'arbitro chiama, ricomincia la partita. L'ala sinistra che gioca insieme a tuo figlio da anni nella stessa squadra, e che hai visto crescere, approfitta di una disattenzione della difesa avversaria e si invola verso la porta. Il suo tiro secco e deciso scheggia il palo nel sollievo generale del pubblico di casa. Applausi. La seconda frazione sembra essere favorevole alla tua squadra e tuo figlio resta inoperoso all'interno della propria area di rigore, solo, sotto la pioggia. La partita si avvia verso la fine, le squadre sono stanche e le reti inviolate, potrebbe andare bene così e le squadre sembrano ormai averlo capito. Un giovane ragazzo di colore subentra all'unica punta ormai stremata della squadra di casa. E' veloce e fresco e semina avversari per il campo come birilli, fino all'inevitabile contatto in area con il centrale della tua squadra che rimane disorientato da un repentino cambio di passo. L'arbitro fischia e indica il dischetto, non ci sono proteste davanti ad un fallo tanto evidente. Nelle tribune tutti si alzano in piedi e così accade anche nelle due panchine. Alcuni giocatori si posizionano al limite dell'area di rigore. Il centrale, capitano della squadra di casa, prende la palla bagnata tra le mani e si avvia verso il dischetto. Piove ancora, non ha mai smesso. Adagia la palla sul cerchio bianco con delicatezza spostandola leggermente sulla sinistra e alza lo sguardo verso il portiere, tuo figlio, che dopo aver stretto i guanti, allarga le braccia saltellando. Può essere l'inferno o il paradiso, ma comunque vada ognuno di quei ragazzi ha dato tutto in campo e non ci sarà spazio per le recriminazioni. Il silenzio è surreale, quasi assordante, si riesce a percepire il rumore della pioggia che batte sul campo di gioco e sul tetto in lamiera degli spogliatoi. L'ultimo parola spetta a lui, al tuo "bambino", a tuo figlio, perché dopo che il pallone sarà calciato, tutto sarà nelle sue mani. Il fischio del direttore di gara rompe il silenzio, parte la rincorsa. La palla viene calciata con un interno destro a girare che sembra dirigersi verso l'incrocio dei pali. Tuo figlio carica sulla gamba destra e spicca il volo, non sembra nemmeno lui, il tuo ragazzo, assomiglia piuttosto ad un ultratrentenne navigato con anni di partite sulle spalle. Sembra quasi sospeso mentre il pallone si avvicina alla porta e tutti, dagli spalti alle panchine, sono a metà tra la gioia e la disperazione. Vola tuo figlio, ha scelto la parte giusta e sembra arrivarci ad intercettare quel pallone maligno, e infatti lo tocca con la punta delle dita riuscendo a deviarlo in calcio d'angolo. Ti senti orgoglioso di lui mentre viene abbracciato da tutti i suoi compagni e gli avversari intorno si portano le mani sui capelli per l'occasione perduta.
Gli ultimi cinque minuti scorrono tranquilli, al triplice fischio dell'arbitro il pubblico applaude i protagonisti in campo che rispondono alzando le braccia al cielo. E' finita così, i ragazzi fanno rientro negli spogliatoi di corsa, sotto la pioggia incessante. Prendi le borracce e ti dirigi anche tu verso gli spogliatoi dove si sentono i festeggiamenti per il prezioso punto in trasferta afferrato all'ultimo momento. C'è allegria. Gli allenatori delle due squadre conversano davanti ad un caffè gentilmente offerto da un genitore della squadra di casa che, sorridente, ti porge un bicchiere fumante appena spillato da un termos dalle dimensioni generose. Finalmente quel caffè è arrivato, all'ultimo minuto come il risultato, ma è arrivato. Escono i ragazzi ripuliti, con i capelli modellati dal gel e con le loro borse in spalla, ci avviamo al parcheggio. Ti complimenti con tuo figlio e con i tre compagni di squadra che si accomodano sui sedili posteriori. Gli dici che la tua stanchezza è stata ripagata dallo spettacolo di una partita tanto avvincente. I quattro, tuo figlio in testa, ti guardano come se fossi un marziano. Non si capacitano di come tu possa essere stanco se in campo ci sono andati loro, quasi non ne hai "diritto".... Mentre pensi se sia il caso di soffocarli o di abbandonarli sul ciglio della strada come pena per la manifesta ingratitudine, giri la chiave, accendi il motore e parti. Dopo cinquanta minuti di commenti ininterrotti sull'incontro, stile Domenica Sportiva, si ritorna in sede. Gli altri genitori, che avranno dormito fino alle dieci, sono li con aria riposata, ad aspettare i propri figli, ha anche smesso di piovere, ed è quasi ora di pranzo. Li saluti velocemente pensando a tua moglie che starà apparecchiando la tavola e a quel divano svedese dal nome impronunciabile che ti aspetta in salone . Strette di mano con i Mister ed appuntamento a domani, si perché domani ci sono gli allenamenti e si ricomincia, fino ad arrivare a domenica prossima, alla prossima partita.....

Commenti

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