
Premessa n. 1: voterò “NO” al prossimo referendum. Premessa necessaria per avvertire chi legge da che parte sto.
Premessa n. 2: non è un articolo sulle ragioni del “No”. Anche questa premessa è necessaria per rassicurare chi non vuole sorbirsi discorsi tecnici sull’indebolimento del principio cardine delle democrazie che è quello della separazione dei poteri.
Finite le premesse, vado a proporvi il mio elogio al NO.
Breve parola “NO” ma a dispetto del poco spazio occupato negli scritti, si allarga permeando di significati significanti tutto il “globo terracqueo”.
Elogio il No perché è un atto di disobbedienza.
Sì, lo so che gli adulti trovano fastidioso che i bambini disubbidiscono e preferirebbero soldatini che eseguono senza fiatare gli ordini che ricevono ma, come la storia contemporanea ci sta mostrando, quello che preferiscono gli adulti quasi sempre non corrisponde alla soddisfazione di un interesse collettivo ma piuttosto di un interesse personale, sia che riguardi il controllo dei magistrati affinché non distruggano la carriera politica di rampanti furfanti, sia che riguardi il controllo dei bambini affinché non distruggono casa, relazioni, reputazione e ego.
Senza essere lunga e pedante, concludo il mio elogio alla disobbedienza e al No con cui si manifesta, affermando che disubbidire è l’azione provocatoria che ci consente di crescere usando la nostra testa.
Elogio il No perché è un atto di affermazione.
Sì, lo so che è fastidioso sentirsi dire: “Lei non sa chi sono Io” ma dipende con che tono si pronuncia questa dichiarazione.
Dato per scontato che siamo concordi nel disprezzare chi millanta posizioni e ruoli per avere la meglio in una disputa, la rivendicazione summenzionata è una frase che tutti dovremmo pronunciare più spesso di quanto facciamo. La dovremmo pronunciare per affrontare chi pregiudizialmente ci rilega in categorie e stereotipi per facilitarsi il compito di controllo sulle nostre opinioni, per affermare che NO, non ci conosce e che NO, non siamo degli Yes-man alla ricerca spasmodica dell’approvazione di tutti e in special modo di chi riveste una carica politica ed ha una qualche forma di potere. In sintesi, sono i “No” quelli che ci definiscono e ci delineano, non i “si”.
Elogio il No perché è un atto di opposizione.
Sì, lo so che l’esercizio di opporsi è estenuante, faticoso e, il più delle volte, infruttifero ma, confessiamocelo, non opporsi mai ha qualcosa di patologico. E’ patologico farci andare bene tutto, ingoiare insoddisfazione, indignazione, ingiustizia, immolate sull’altare della pigrizia intellettiva e morale.
E’ estenuante anche avere a che fare con chi si oppone a prescindere ma, tra la fatica di ascoltare quelli che si oppongono e la noia di assistere ad un loop di capi che si piegano in senso di consenso, preferisco di gran lunga la fatica di confrontarmi con gli oppositori congeniti.
Elogio il No perché è un atto di responsabilità.
Sì, lo so… le responsabilità spaventano e cerchiamo di evitarle come l’appuntamento dal dentista.
Spesso ci schiacciano e ci obbligano a subordinare la nostra volontà ad un dovere superiore ma, comunque la si pensi, in questo periodo storico ci sono delle responsabilità implicite e, per così dire, “naturali” verso chi verrà dopo da cui non dovremmo esimerci: la responsabilità di dire “NO” all’esercizio del potere basato sulla forza e non sul diritto; la responsabilità di dire “NO” alle ingiustizie perpetuate su persone e popoli; la responsabilità di dire “NO” alla deriva autoritaria nella quale ci stiamo avviando e di cui la riforma Nordio è una delle manifestazioni più palesi.
Per sintetizzare al massimo quanto scritto: io voto NO e confido anche voi
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