Mangiare bere uomo donna

Questo articolo è l’avvio di un excursus su alcuni film che hanno come argomento il cibo.

Iniziamo da “Mangiare bere uomo donna”, uno dei primi film di Ang Lee, regista taiwanese che già l’anno precedente si era fatto conoscere con un film molto bello come “Il banchetto di nozze”. La trama del film è abbastanza semplice, perché racconta di Chu, un famoso cuoco ormai in pensione che, in gran parte a causa della perdita del gusto, si trascina in una vita molto ordinaria, intervallata dalla preparazione dei pranzi domenicali per le tre figlie che vivono ancora con lui.

Questa è la parte più bella del film, quella in cui c’è tutto il saper fare del cuoco: la preparazione dei piatti, ripresa con minuziosità di particolari, tra l’uso dei coltelli, le fritture, le pietanze che bollono, fino ad arrivare a questa tavola imbandita di cose buonissime e bellissime, come l’anatra laccata, le costolette agrodolci, i ravioli di granchio, le zuppe di melone, i germogli di riso e così via.

Questi pranzi diventano il momento della relazione interfamiliare e la cartina al tornasole dei cambiamenti che stanno avvenendo nella società, con la rottura degli schemi tradizionali del cenacolo domestico. Infatti, una delle figlie rimane incinta e va a vivere con il nuovo compagno, mentre un’altra, insegnante, si innamora dell’allenatore di pallavolo della scuola e convola a nozze con lui. Ma l’imprevisto maggiore riguarda proprio Chu: il cuoco, infatti, intraprende una relazione con una coetanea delle sue figlie, divorziata e madre di una bambina.

Bellissima è la scena finale, in cui Jia-Chien prepara un ultimo pranzo nella casa di famiglia. È allora che Chu si accorge di aver recuperato la capacità di gustare il cibo.

In generale il cibo porta con sé vari significati: in primo luogo esso è nutrimento, quindi atto materiale necessario alla sopravvivenza. Ma a esso si devono assegnare anche altri ruoli, perché il cibo che noi mangiamo racconta la nostra storia e quindi la nostra identità, i nostri simboli e i nostri valori.

Il film “Mangiare bere uomo donna” mette l’accento, secondo me, su due punti fondamentali del ruolo del cibo: in primo luogo sulla sua capacità comunicativa e, in secondo luogo, sulla sua capacità di essere strumento di relazione.

Per quanto riguarda l’aspetto comunicativo, il film indaga un aspetto che non è quello del parlare del cibo, bensì quello di “colloquiare con il cibo”. Il cuoco Chu, uomo chiuso, culturalmente distante dalle proprie figlie, non trova altro modo di connettersi con loro se non attraverso gli alimenti che prepara. Chi di noi non ha ricevuto l’attenzione della propria mamma, nonna o zia attraverso i piatti preparati proprio per noi?

Quindi il cibo è comunicazione. Per Lévi-Strauss la cucina può essere letta come un linguaggio, i cui elementi minimi — i “gustemi” — acquistano senso attraverso opposizioni e relazioni; Barthes considera invece il cibo un vero sistema di comunicazione, fatto anche di immagini, usi e significati sociali. Nel film, però, la comunicazione diventa qualcosa di più intimo ed emozionale, che influenza poi la nostra identità, non solo culturale.

Chi non ricorda i ragù, le polpette, le pastiere delle proprie mamme, che ancora adesso fanno parte di noi e che, al di là del ricordo, rappresentano quel non detto con i nostri cari? Sono elementi fondamentali nello sviluppo dell’equilibrio psicologico di un essere umano e la loro mancanza, accompagnata dall’individualizzazione del cibo, può essere all’origine delle distorsioni alimentari. Ma questa è un’altra storia.

Oltre all’aspetto, diciamo, “semantico” del cibo, il film indaga un altro aspetto che riguarda le relazioni che il cibo innesca. Da quando eravamo ominidi, la condivisione del cibo ha sempre rappresentato uno degli aspetti più importanti della socialità. Il convivio e la commensalità sono gli elementi che hanno trasformato la pratica alimentare in un fatto più alto/altro, in cui l’aspetto psicologico e sociale prende il sopravvento su quello materiale. Possiamo quindi quasi dire, relativamente al cibarsi, che è più importante “con chi mangi” rispetto a “quello che mangi”.

Al riguardo, una cosa che mi ha sempre colpito andando in pizzeria o al ristorante è che spesso i ristoratori non capiscono perché noi commensali siamo in quel “luogo”. Più del cibo stesso, a noi interessa relazionarci e confrontarci con chi è alla nostra tavola, magari anche parlando del cibo che stiamo mangiando. Ma molti non lo comprendono e quindi vedi che, una volta terminato il piatto ordinato, il cameriere diventa una presenza ingombrante, deputata a sancire che il tempo del convivio è terminato. Vera e propria cicuta.

Se l’aspetto relazionale del cibo è fondamentale, questo elemento diventa preponderante nell’ambito familiare, perché è proprio nel pranzo comune che il nucleo familiare si forma e si stratifica. Come nel film, i ruoli e le interazioni fra i componenti del nucleo familiare trovano a tavola il loro punto di espressione massima, con la rappresentazione dei rapporti verticali e orizzontali che esistono tra i diversi componenti, da cui dipenderà poi l’evoluzione del nostro modo di pensare, di parlare, di interagire con gli altri e quindi di essere.

Ed è forse questo, alla fine, il cuore del film: il cibo non serve soltanto a nutrire, ma a tenere insieme, raccontare e talvolta ricucire le relazioni. Per chi non l’ha visto, l’auspicio è di cercare questa piccola chicca cinematografica; per tutti gli altri, quello di non dimenticare il valore della convivialità. Perché a tavola, molto spesso, ciò che conta davvero non è soltanto quello che mangiamo, ma con chi scegliamo di farlo.

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2 Commenti

  1. A me sono tornate in mente quelle degustazioni (poche purtroppo) a casa tua dove provavi a spiegarci/proporci abbinamenti vino/formaggio. Personalmente poco ci capivo e poco mi ricordo. Però ricordo bene l’atmosfera piacevole degli incontri, compreso qualche sfottò che ti arrivava (seguivamo le spiegazioni sui vini confrontandole con le etichette attaccate alle bottiglie). In sintesi mi è rimasto il momento conviviale, poco su come abbinare il vino al formaggio!

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