Sono viva e grata
Eccomi a scrivere di un nuovo capitolo della mia vita. Sono viva e finalmente torno a riassaporare gli odori e i colori di questa primavera che tardava a venire nella mia vita. Sono viva e scrivo per cercare di lasciarmi alle spalle quello che nel percorso della vita non ci aspettiamo mai possa accadere a noi. Invece mi è accaduto: il mio corpo ha dato vita, dentro di me, a quel male oscuro che spesso citiamo solo con giri di parole. Carcinoma. La parola è un po’ cacofonica, quasi fastidiosa nella pronuncia, terribile nella sua evocazione. Ma ha un colore rassicurante: è bianco, piccolo e difficile da raggiungere, solitario. Me la sono cavata, forse. Dolorosamente ho attraversato un percorso di chirurgia, farmaci e terapie senza disperazione. Sapevo di non avere scelta: non c’è tempo per impantanarsi nella filosofia del “perché proprio a me”, la vita ha un richiamo irresistibile, spalanca tutte le porte della speranza. E mentre affrontavo, senza eroismo, quello che gli altri avevano preparato per me, mia madre moriva. Silenziosamente, con coraggio, rubando l’aria con i suoi respiri affannati. Con gli occhi immersi nei miei occhi, la sua pena per me sovrastava il suo cammino faticoso in un silenzio condiviso. Attraversare il suo dolore ha tolto voce e spazio al mio…
Ma la mia malattia è niente se paragonata all’enorme lavoro e alla splendida organizzazione di donne e uomini che si impegnano costantemente nel recuperare alla vita donne che cadono nella disperazione, che lottano di fronte all’infrangersi di sogni e che si rialzano aggrappandosi alla fiducia nella medicina e nei medici.
Viva la Sanità Italiana che ci cura senza chiederci conto del nostro reddito. Viva il Sistema Sanitario Nazionale sancito dalla nostra Costituzione.
Sono viva. Riportata alla vita da un sistema sanitario che non distingue tra ricco e povero, tra italiano e straniero, tra vecchi e bambini, cura tutti indistintamente. Ma ce lo stanno portando via, lo stanno smantellando pezzo dopo pezzo sotto gli occhi e la noncuranza di ognuno di noi.
La storia del nostro sistema sanitario rappresenta il racconto di una straordinaria conquista sociale, che ha trasformato la salute da un privilegio legato al lavoro o alla ricchezza a un diritto fondamentale di ogni cittadino. L’articolo 32 della nostra Costituzione assume contorni rivoluzionari per l’epoca in cui è stata scritta: nel dopoguerra, quando il nostro popolo, imparando dalle esperienze devastanti del conflitto, curava le ferite e pensava a qualcosa che facesse di nuovo sperare nel futuro. Garantire la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, con cure gratuite agli indigenti. Pensate: la collettività che si prende cura della salute di chi non ha possibilità economiche per farlo. L’Italia è stata la prima nazione in Europa a sancire questo diritto.
Solo nel 1978, però, sull’onda delle lotte sociali e su intuizione della parlamentare Tina Anselmi, con la legge 833 viene istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Si basava su tre principi quasi come la rivoluzione francese: universalità, uguaglianza ed equità. Copertura per tutti, nessuna discriminazione ed accesso in base al bisogno.
Successivamente, sotto la spinta del contenimento della spesa, le USL diventano ASL. Non è stata solo una questione nominale, ma un cambiamento di sostanza che ha trasformato i presidi sanitari in Aziende Sanitarie Locali, guidate da logiche di bilancio e manageriali. Nel 2001, la riforma del Titolo V della Costituzione ha completato questo processo spostando la gestione e il finanziamento della Sanità quasi interamente nelle mani delle singole regioni, frammentando il sistema in modelli differenti.
La situazione attuale è frutto di un continuo definanziamento e di una spinta verso il privato, che ha portato la spesa sanitaria in Italia sotto la media dei paesi europei più avanzati. Le conseguenze sono state il blocco del personale e dei posti letto, l’esplosione delle liste d’attesa che hanno dilatato in mesi ed anni le richieste di esami e di interventi non urgenti e il ricorso alla sanità privata per chi può permetterselo. Chi non ha le disponibilità economiche (milioni di italiani) rinuncia del tutto a curarsi. Crescono così i fondi integrativi e le assicurazioni che spostano risorse preziose dal sistema universalistico pubblico verso il mercato assicurativo privato: non più cure basate sul bisogno dei cittadini, ma polizze basate sul conto in banca.
Il Sistema Sanitario Nazionale, nato per unire il paese sotto il segno della ricostruzione e della solidarietà generale, è diventato oggi un mercato dove la salute si vende al miglior offerente. Che fine hanno fatto l’universalità, l’uguaglianza e l’equità sanciti dalla Costituzione? Essere poveri oggi ed essere malati diventa una condanna economica, non una sfortuna biologica. Quando sei povero e malato iniziano i compromessi con la vita: si pensa che in fondo non sia niente, che quel dolore passerà da solo. Si rimanda e si rinuncia, fino a che la situazione diventa così grave che l’unica strada possibile rimane il pronto soccorso, l’unico posto dove nessuno ti chiede la carta di credito prima di visitarti. Ma lì si ritrovano ammassati tutti i problemi della sanità: tagli ai posti letto, carenza di medici e di infermieri e persino mancanza di farmaci.
Eppure, io mi ritengo fortunata: ho trovato una rete sanitaria eccellente, qui, nel nostro meridione. Ecco perché scrivo, sono viva e sono grata. Grata ai medici, agli infermieri e a tutto il personale che nel loro lavoro quotidiano fanno splendere la sanità italiana e infondono speranze.
Ma fino a quando? Quando decideremo di aprire gli occhi e far sentire la nostra voce? È il momento di smettere di rimanere indifferenti di fronte al lento e progressivo smantellamento di un diritto che ci appartiene e che definisce la nostra dignità di cittadini. Non possiamo permettere che la salute torni a essere un privilegio per pochi o una condanna per chi non ha risorse economiche.
Allora, facciamo sentire la nostra voce nelle sedi istituzionali e nelle forme garantite dalla Costituzione, partecipiamo attivamente al dibattito pubblico e pretendiamo che la politica ritorni a investire risorse preziose nella sanità pubblica. Difendiamo l’eredità dell’articolo 32 della nostra Costituzione e tuteliamo il lavoro straordinario dei nostri medici e infermieri: mobilitiamoci oggi per proteggere il Servizio Sanitario Nazionale, affinché continui a salvare vite e a garantire cura e speranza a ciascuno di noi!
