
Ma è proprio vero che la scuola italiana ha abdicato al suo compito educativo? La risposta è sì!
Appartengo ad una generazione che ha goduto dei frutti del ‘68 e che ha utilizzato la scuola come ascensore sociale, quando la scuola diventava il posto in cui, ricco o povero, ricevevano tutti la stessa istruzione e la stessa educazione.
Stessa perché l’istruzione era uguale per tutti e anche l’educazione a casa: i genitori attingevano tutti dallo stesso patrimonio di valori socialmente riconosciuti e accettati, valori fatti di rispetto per l'autorità della scuola, dignità del lavoro, senso del sacrificio e alleanza tra famiglia e insegnanti.
I genitori non andavano ancora dagli avvocati o al TAR; se prendevi un brutto voto, l'idea condivisa da tutti era che dovevi metterti a studiare di più.
In quella scuola, la differenza sociale c’era e si sentiva ancora.
La vedevo durante la festa di carnevale, quando io potevo sfoggiare solo una mascherina di cartone e qualche stella filante, mentre gli altri, pochi, sfilavano con vestiti e accessori di tutto punto. Quella era la scuola in cui queste differenze bruciavano, ma per me sono state una frustrazione positiva, mi spingevano a sognare e a desiderare un futuro migliore.
Il mio dolore non era invidia, portavo orgogliosamente la mia mascherina da indiano (le indiane erano esaurite!) perché sapevo che ciò che contava lo avrei conquistato in seguito, impegnandomi nello studio. Lontani da una cultura del “tutto e subito” in cui siamo ora immersi, crescevamo nella convinzione che la scuola era importante, l’unico luogo al mondo dove vali se ti impegni.
E io mi impegnavo. E so che valevo.
Mio padre, figlio di contadino prestato alle forze di polizia, mia madre casalinga, i miei nonni agricoltori, così come i miei bisnonni. Ciò che sono oggi, l’ho guadagnato...
Vanto orgogliose origini rurali della mia famiglia.
Cosa sarei oggi nella scuola italiana?
Forse una studentessa disillusa dalle troppe ingiustizie perpetrate ai danni di chi dalla sua, può far valere solo il proprio impegno e la propria intelligenza.
Figlia di nessun importante genitore, contrariata dalle promozioni dell’ultimo istante, frutto di minacce di genitori e ricorsi infiniti.
E se questo è il punto di vista di una studentessa degli anni’ 60, quale potrebbe essere il pensiero di quella studentessa in veste di docente oggi?
Da docente cercherei il vero, la legalità, l’onestà nella società e nelle relazioni, ma questo è un valore che viene mortificato tutti i giorni in una scuola che sta tessendo la sua fine in una orribile ragnatela.
Nella scuola-ragnatela lavorano tanti tipi di ragni sotto la direzione sapiente di ragni titolati.
Primo fra tutti il ragno caporale; lo riconosci perché per affermare la sua caporalità ha necessità che gli altri abbiano problemi, risolvere i problemi degli altri sono la sua forza.
Il ragno caporale prende in carico gli impegni professionali degli altri ragni, che tanto professionali poi non sono, svolgendo di persona ogni incombenza.
Il suo scopo non è la crescita professionale della scuola, ma l’instaurarsi di un clima di servilismo, del “do ut des” in un’infinita rete di favori e favoritismi.
Il ragno caporale sa tessere la sua rete indossando la maschera della bontà e del perbenismo, smascherandosi solo quando viene minacciato, tirando fuori le sue zanne e spargendo tutt’intorno il suo veleno.
Le bugie sono i suoi fili. L’astuzia occupa i suoi pensieri, il suo tempo è impiegato a individuare gli errori degli altri per poter colpire o solo per mettere a disposizione le sue poche ma sperimentate risorse.
Il ragno caporale non ha una grande intelligenza, né valori positivi: la cattiveria è il suo carburante.
Tende ad attirare l’interesse degli altri raccontando le sue disgrazie e le numerose malattie o presunte tali che affliggono le persone che gli ruotano intorno.
Il ragno caporale ha timore di un solo ragno: il ragno strafottente, quello che non ha peli sulla lingua, che dice sempre quello che pensa in maniera offensiva e irrispettosa.
Insieme formano un’avanguardia paramilitare che trascina gli altri ragni in uno scellerato atteggiamento di autocompiacimento e di autocelebrazione.
Il ragno strafottente dice ciò che il ragno caporale non vuole dire per non compromettersi, galleggiando tronfia nelle sue bave oleose e melmose.
Lo strafottente tende ad asfaltare chiunque osi mettere in ombra la sua personalità.
Solo apparentemente simpatico, è incline in realtà al riso amaro e alle battute sprezzanti.
Nessuno si salva dal suo fuoco.
L’intelligenza esibita é la copertura per la sua sconfinata perfidia.
La scuola è piena di ragni.
Accanto ad essi c’è uno stuolo di ragni servi, quelli che dicono sempre di sì al ragno caporale, come conseguenza dei favori che devono ricambiare e che passano il tempo a fare pettegolezzi alle spalle di tutti.
Il ragno addomesticato è quello che disprezza profondamente il ragno caporale, e che se potesse gli mangerebbe la testa, ma è obbligato ad essere docile e perciò lo adula, gli ubbidisce senza mai contestarlo. Altra categoria di ragni è quella che critica il ragno caporale, alle spalle, ma poi è sempre presente alle sue riunioni, informali e formali.
Non hanno nomi il ragno caporale e gli altri ragni, ma ognuno sa chi sono nella propria scuola-ragnatela.
Ai margini della ragnatela ci sono i reietti, chi rifiuta di farsi ragno.
Sono i fuoriusciti, i resistenti, docenti che non si conformano, quelli che credono che la scuola debba resistere per portare avanti l’unico valore che conta ancora veramente: l’interesse e il benessere degli studenti.
Non sono supereroi, sono persone stanche, spesso isolate, che nonostante tutto, decidono di mettere lo studente al centro, scegliendo di agire sempre per il bene e la legalità.
Allora, grazie a questi reietti, che credono ancora nel valore dello studio e non si arrendono alla logica dei ragni, avranno una speranza gli studenti che oggi, come me cinquant'anni fa, hanno solo la loro "mascherina di cartone" e il loro impegno per sognare un futuro migliore.
- Blog di La Janara
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Commenti
Com...mento
Brava..
Ciao, grazie. Cosa ti è
Ciao, grazie. Cosa ti è piaciuto di questo articolo? Sei docente? Mi piacerebbe confrontarmi con te…
I ragni "reietti" devono
I ragni "reietti" devono organizzarsi e non essere come tutte le altre categorie di ragni che menzionavi , singoli individui. Così da poter salvaguardare e mettere al centro le studentesse e gli studenti .
Come organizzarsi
Ciao Gabriella, condivido il tuo pensiero. Non è semplice, c’è molta paura di inimicarsi il dirigente scolastico che oggi, con la normativa vigente, può farti molto male. Organizzarsi non è facile, ma ogni singolo individuo, da docente, da reietto , mette al centro gli studenti e le studentesse. Tu cosa proporresti?
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